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Conferenza di Copenhagen

La super rete intelligente tra Europa e Africa sta diventando realtà

di Alfredo Sessa

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6 aprile 2010

Accendere le luci in Europa con l'energia elettrica prodotta dal sole e dal vento del Nordafrica. Il momento in cui premendo un interruttore sarà possibile realizzare questa integrazione fisica tra le economie euromediterranee è ancora lontano, ma meno di quanto si possa pensare.

Il progetto che ha l'obiettivo di produrre elettricità con fonti rinnovabili in Nordafrica, infatti, è già pronto. Si chiama Desertec, e prevede di creare da oggi fino al 2050 un'ampia rete di installazioni eoliche e solari, che potranno fornire l'energia necessaria non solo a soddisfare il fabbisogno locale, ma, potenzialmente, fino al 15% dei consumi di elettricità in Europa.

Se lo schema della produzione dell'energia era ben chiaro, mancava invece finora un progetto per trasportare la corrente in Europa. A colmare la lacuna stanno pensando i francesi, Edf in testa. I transalpini vogliono costituire un consorzio di società con l'obiettivo di realizzare una rete di linee di trasmissione elettrica ad alta tensione con cavi sottomarini tra Africa ed Europa. Il progetto si chiama Transgreen, e sarà presentato il 25 maggio al Cairo in occasione del vertice dei ministri dell'Energia dell'Unione per il Mediterraneo, l'iniziativa di integrazione economica tra le due sponde del Mare Nostrum lanciata due anni fa dal presidente francese Sarkozy.

Il modello di business, a questo punto, si completa e si precisa. C'è la produzione di energia con fonti rinnovabili (Desertec), c'è la trasmissione (Transgreen), c'è il mercato di destinazione, l'Europa, indispensabile se Desertec sarà effettivamente realizzato nella misura prevista. E non a caso sono pronti a scendere in campo molti importanti attori dell'industria elettrica. Desertec raduna già sedici partner. L'impronta è tedesca, con la presenza di giganti dell'energia come Eon e Rwe, e della finanza come Deutsche Bank e l'assicuratore Munich Re. Ma la squadra è ben assortita, potendo schierare anche l'italiana Enel Green Power, la francese Saint Gobain Solar, la spagnola Red Electrica, l'americana First Solar e la marocchina Nareva Holding. Da parte sua, invece, Transgreen parla con accento francese, non solo perché appare come il progetto di punta tra i sei previsti dalla sarkoziana Unione per il Mediterraneo, ma anche perché a tirare le fila c'è Edf.

Sullo sfondo, la posta in gioco è molto alta. Si tratta di sviluppare l'interscambio di energia elettrica e di collegare le nuove fonti di generazione di energia rinnovabile alle reti tradizionali. E allo stesso tempo, rendendo disponibili grandi volumi di energia generata in località remote, consentire una maggiore apertura del mercato dell'elettricità tra stati, favorendo la riduzione dei prezzi al consumo e la spinta all'innovazione tecnologica.

Con un'incognita. I tempi sicuramente lunghi, e la necessità di un non sempre facile coordinamento politico tra stati. «I rischi che vedo in questi progetti – dice Fabio Romeo, responsabile della divisione Energy Cable Business di Prysmian, il gruppo milanese leader mondiale nel settore dei collegamenti sottomarini per la trasmissione di energia ad alta tensione – al di là dei normali rischi tecnologici connessi alle dimensioni, sono che i tempi del passaggio dalla progettazione alla realizzazione possano rivelarsi più lunghi del previsto. La scala infatti è impegnativa, e bisognerà risolvere problemi di natura anche politica. Per passare allo stadio di realizzazione ci vuole l'interesse dei paesi, da una parte e dall'altra».

L'obiettivo finale è ridurre i costi per l'utente finale. «Dipenderà da quanto costeranno le installazioni. Gli studi preliminari – dice Romeo – indicano che impianti come quelli previsti da Desertec possono produrre energia a costi competitivi, ma allo stesso tempo gli attuali investimenti in energia solare non sono redditizi se non sono sostenuti da programmi di incentivazione».

Più grandi sono le reti elettriche, più sono stabili. L'accoppiata Desertec-Transgreen può diventare a sua volta complementare della "Supergrid" paneuropea, che si inquadra nell'ambito degli obiettivi Ue di riduzione delle emissioni di gas serra del 20% entro il 2020 e che prevede di rendere disponibili grandi volumi di energia generata in località remote da fonti rinnovabili. Un esempio tipico sono le centrali eoliche offshore del nord Europa, come quelle in corso di realizzazione in Gran Bretagna.

Attualmente nel Mediterraneo sono collegate con linee a corrente alternata le reti elettriche di Marocco e Spagna, via Gibilterra. Transgreen dovrebbe partire più a est, da Algeria o Tunisia. Molti i progetti allo studio, come il collegamento Balcani-Italia, Malta-Italia, Tunisia-Sicilia. Per la tecnologia italiana dei cavi ad alta tensione, già protagonista di primo piano nel mondo (si veda cartina) un'altra sfida da vincere.
alfredo.sessa@ilsole24ore.com

Tecnologia italiana per le reti elettriche sottomarine
Un anno di fondi all'ecobusiness

6 aprile 2010
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